Bocca di porto
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Le bocche di porto sono le aperture tra i cordoni litoranei che permettono l’ingresso dell’acqua marina e l’uscita di quella lagunare a seconda della fase di marea e sono pertanto fondamentali per il ricambio delle acque tra laguna e mare, ma anche per la navigazione commerciale, da diporto e per la pesca, poiché rappresentano habitat e corridoi per numerose specie marine e lagunari. Le bocche di porto della Laguna di Venezia sono quelle di Lido, Malamocco e Chioggia. Storicamente, il mantenimento della navigabilità attraverso le bocche è stato fondamentale per lo sviluppo di Venezia come potenza commerciale, militare e culturale nel Mediterraneo, permettendo il traffico di merci e persone.
La bocca di Lido è quella situata più a nord ed è la più ampia delle tre, con una larghezza di circa 800 metri e una profondità media di circa 9 metri che permette il transito principalmente di imbarcazioni da diporto e pescherecci. Storicamente, questa bocca ha sempre avuto un ruolo strategico per la città dal momento che da qui in epoca medievale partivano le grandi flotte veneziane e si svolgevano cerimonie importanti come lo Sposalizio del Mare durante la “Festa della Sensa”.
La bocca di Malamocco è situata a sud della precedente e con un’ampiezza di circa 400 metri e una profondità di circa 14 metri, permette il transito delle grandi navi dirette al porto industriale-commerciale di Marghera.
La bocca di Chioggia, la più meridionale delle tre, è anch'essa larga circa 400 metri e presenta una profondità media di circa 7 metri, adeguata alle esigenze della navigazione locale, soprattutto per pescherecci e barche da diporto e per l’accesso al porto di Chioggia.
Nel corso del tempo la conformazione delle bocche di porto è stata modificata da interventi volti dapprima ad impedire l’interramento e a migliorare la navigazione, e in seguito a proteggere la laguna dalle inondazioni. Tutte e tre le bocche di porto sono state integrate nel progetto MOSE, un sistema di paratoie mobili progettato per proteggere Venezia dalle maree eccezionali. Le paratoie, collocate sul fondale, possono sollevarsi in caso di necessità per bloccare l'ingresso di acqua alta nella laguna, garantendo la sicurezza della città e della sua laguna.
L’installazione del MOSE alle bocche di porto rappresenta certamente una soluzione ingegneristica per la difesa dalle acque alte, ma solleva interrogativi sulla sua sostenibilità a lungo termine e sugli effetti sull’ecosistema lagunare.
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Cordoni litoranei
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I cordoni litoranei della Laguna di Venezia sono sottili strisce sabbiose che separano la laguna dal mare Adriatico. Questi ambienti, formati da sabbie e depositi sedimentari accumulati dall’azione combinata delle maree, delle correnti e del vento, si sviluppano lungo la linea di costa e comprendono i litorali di Cavallino-Treporti, Lido e Pellestrina. Oltre a svolgere un ruolo essenziale nella difesa della laguna dalle mareggiate e dall’erosione, ospitano habitat di grande valore ecologico e paesaggistico.
Dal punto di vista geomorfologico, i cordoni litoranei sono costituiti da spiagge sabbiose, dune, depressioni interdunali e aree retrodunali, modellate dall’azione del vento e delle onde. Le dune, in particolare, rappresentano un elemento chiave nella stabilità costiera, fungendo da barriera contro l’avanzata del mare e fornendo un substrato ideale per lo sviluppo di vegetazione specializzata. Le aree retrodunali, caratterizzate da un substrato più compattato ed organico, comprendono diversi habitat che vanno dalle praterie a copertura erbacea e arbustiva fino a zone arboree con specie sempreverdi. Questi sistemi sono estremamente fragili e soggetti a fenomeni di erosione, aggravati sia dai cambiamenti climatici che dalle attività umane, come la costruzione di infrastrutture turistiche e il calpestio non controllato.
Dal punto di vista ecologico, i cordoni litoranei ospitano una flora e una fauna particolarmente adattate alle condizioni ambientali estreme. Tra le specie vegetali più caratteristiche vi sono lo sparto pungente e la gramigna delle spiagge, che contribuiscono alla stabilizzazione delle dune grazie alle loro radici profonde. Queste aree rappresentano inoltre un habitat prezioso per numerose specie di uccelli migratori e nidificanti, come il fratino, che trovano rifugio nelle zone meno antropizzate. Anche rettili, insetti e piccoli mammiferi colonizzano questi ambienti, creando un ecosistema dinamico e diversificato.
Dal punto di vista antropico, i cordoni litoranei della Laguna di Venezia sono da secoli utilizzati dall’uomo per attività legate alla pesca, all’agricoltura e, più recentemente, al turismo balneare. Località come il Lido e Cavallino-Treporti sono oggi rinomate destinazioni turistiche, con stabilimenti balneari e infrastrutture ricettive che attirano visitatori durante la stagione estiva. Tuttavia, l’aumento della pressione turistica e delle opere di urbanizzazione ha compromesso l’equilibrio di alcuni tratti costieri, riducendo la biodiversità e accelerando i processi erosivi. Per contrastare questi fenomeni, sono stati realizzati interventi di protezione, come barriere frangiflutti, ripascimenti artificiali delle spiagge e progetti di rinaturalizzazione delle dune.
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Terre emerse
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Le terre emerse della Laguna di Venezia rappresentano un mosaico complesso di ambienti modellati dall’interazione tra processi naturali e interventi umani. Comprendono le isole maggiori e minori con le loro aree urbanizzate, agricole e naturali, che svolgono un ruolo cruciale nella dinamica ecologica e nella vita sociale ed economica della laguna.
Dal punto di vista naturale, le terre emerse ospitano ambienti di grande valore ecologico. Le aree meno antropizzate, come le isole abbandonate, sono caratterizzate da vegetazione spontanea e da ecosistemi peculiari. Qui si sviluppano praterie di piante alofile, arbusteti e boschetti di tamerici, pioppi e salici, che offrono rifugio a numerose specie di uccelli, anfibi e piccoli mammiferi. Questi habitat svolgono una funzione essenziale per la tutela della biodiversità lagunare dal momento che contribuiscono al mantenimento degli equilibri ecologici e alla mitigazione degli effetti dell’erosione e delle maree.
Nel corso dei secoli l'uomo ha attivamente contribuito non solo alla formazione di questi territori, attraverso interventi di bonifica, arginatura e interramento che hanno progressivamente sottratto spazi all’influenza delle maree, ma anche alla loro trasformazione per adattarli alle proprie necessità. Venezia e le altre isole abitate della laguna, come Murano, Burano e Torcello, sono esempi di insediamenti costruiti in equilibrio con l’ambiente circostante, attraverso l’utilizzo di tecniche edilizie uniche. Le città lagunari si sono sviluppate su un complesso sistema di palafitte e fondazioni in legno e pietra, con una rete intricata di canali, ponti e calli che ne definiscono l’urbanistica. Tuttavia, la subsidenza, l’eustatismo, l’espansione urbana, l’erosione delle rive e il traffico navale stanno mettendo a dura prova la stabilità di queste terre, e aumentando il rischio legato alle maree eccezionali.
L’uomo ha sempre dovuto confrontarsi con la necessità di difendere questi territori dall’acqua, sviluppando sistemi di protezione come i marginamenti delle rive, le dighe e le barriere mobili. Tuttavia, l’abbandono di alcune isole e la riduzione delle attività agricole e tradizionali hanno portato alla progressiva perdita di alcuni paesaggi storici e all’aumento di aree incolte.
Oggi, la sfida principale è garantire un equilibrio tra conservazione e sviluppo, proteggendo le terre emerse dalla pressione antropica e dagli effetti dei cambiamenti climatici, mantenendone il valore ecologico e culturale.
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Canale
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I canali lagunari sono le vie d’acqua più o meno profonde che attraversano la laguna e che consentono il collegamento tra le isole e la navigazione. Alcuni di essi sono naturali, modellati dall’azione delle maree, mentre altri sono stati scavati dall’uomo per facilitare il traffico navale e commerciale. I canali regolano il flusso delle maree e garantiscono il ricambio idrico tra le diverse aree lagunari.
I margini dei canali, denominati gengive, sono costituiti da sedimenti compatti formatisi per effetto della deposizione di materiale trasportato dalle correnti e svolgono un ruolo fondamentale nella stabilità morfologica dei canali, poiché limitano la dispersione dei sedimenti e contribuiscono al mantenimento della profondità dell’alveo. Inoltre, rappresentano un habitat peculiare per organismi bentonici e per alcune specie di pesci che vi trovano rifugio e nutrimento. La colonna d’acqua dei canali lagunari è un ambiente dinamico influenzato da diversi fattori, tra i quali le maree costituiscono un elemento di particolare rilevanza. La qualità dell’acqua nei canali varia in base alla vicinanza con le bocche di porto, all’apporto di acque dolci dai fiumi, alla presenza di inquinanti derivanti dalle attività antropiche e ai tempi di residenza (ricambio idrico). In alcuni tratti, la circolazione delle acque è più intensa, e ciò favorisce il rimescolamento dei nutrienti e l’ossigenazione.
Lungo i bordi dei canali possono trovarsi dei substrati duri, prevalentemente di origine antropica, come resti di opere sommerse, pali di ormeggio e muraglioni in pietra. Questi elementi offrono un habitat per numerose specie di invertebrati sessili, come spugne, anellidi e bivalvi. Le formazioni dure favoriscono anche la colonizzazione da parte di alghe e altre forme di vita bentonica, contribuendo alla diversità ecologica dell’ambiente lagunare.
Lo sviluppo del settore marittimo-portuale nel corso del XX secolo ha prodotto forti trasformazioni nella rete dei canali navigabili e nella struttura morfologica complessiva della Laguna, contribuendo ai processi erosivi, in particolare nei bassofondi e sugli ambienti intertidali, ed alla perdita netta di sedimenti. Il conseguente deposito di materiale sedimentario sul fondale dei canali determina la necessità di interventi di dragaggio per mantenere la navigabilità, e che a loro volta possono avere effetti sull’ecosistema. La gestione sostenibile della rete dei canali è una delle sfide principali per la tutela della Laguna di Venezia.
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Bassifondi
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I bassi fondali della Laguna di Venezia sono costituiti dalle ampie aree sommerse a profondità ridotta, e svolgono un ruolo essenziale nella regolazione della qualità dell’acqua favorendo la sedimentazione di particelle sospese e contribuendo alla depurazione naturale. Tra le diverse tipologie di bassifondi si distinguono quelli intertidali come le velme e quelli subtidali che rimangono sempre sommersi.
Le velme sono superfici lagunari che rimangono sommerse per la maggior parte del tempo, affiorando solo in condizioni di bassa marea particolarmente accentuata. Composte prevalentemente da sedimenti fini, le velme rappresentano ambienti di transizione tra le barene e i bassifondi più profondi. La loro morfologia è in continua evoluzione a causa dell’azione delle correnti e delle maree, ed è influenzata dai fenomeni di erosione e sedimentazione. Le velme svolgono una funzione ecologica essenziale, poiché offrono habitat a numerosi organismi bentonici, come molluschi, crostacei e policheti, che a loro volta costituiscono una fonte di nutrimento per pesci e uccelli acquatici. Inoltre, questi ambienti favoriscono la crescita di alghe e di fanerogame marine, contribuendo alla stabilizzazione del sedimento e alla riduzione della torbidità dell’acqua.
I bassi fondali in generale comprendono superfici ricoperte da differenti tipologie di substrato e vegetazione che ospitano comunità bentoniche diversificate e fungono da zone di alimentazione, rifugio e riproduzione per numerose specie ittiche. Alcuni tratti sono caratterizzati dalla presenza di fanerogame marine, come Zostera marina e Cymodocea nodosa, che svolgono un’importante funzione di ossigenazione dell’acqua e di consolidamento del sedimento che contrasta l’erosione, e formano un habitat complesso che supporta una biodiversità particolarmente ricca. Altri fondali sono invece dominati da tappeti algali, costituiti da macroalghe verdi e rosse che possono proliferare in presenza di abbondanti nutrienti. Altri ancora sono costituiti da fondali nudi, prevalentemente sabbiosi o fangosi. La copertura dei fondali varia in base a fattori idrodinamici che agiscono sui gradienti di salinità e temperatura, alla distribuzione di nutrienti e particolato in sospensione, alla qualità dell’acqua e alla pressione antropica, influenzando direttamente la produttività biologica dell’ecosistema lagunare. A sua volta, la diversa copertura dei bassi fondali influenza la composizione delle specie bentoniche e ittiche presenti. Il mantenimento di tutta questa varietà di habitat è quindi fondamentale per il mantenimento della biodiversità.
In alcune porzioni di basso fondale viene praticato l’allevamento e la raccolta delle vongole veraci (Ruditapes philippinarum). Queste zone sono caratterizzate da fondali sabbiosi e fangosi adatti alla crescita delle vongole. La venericoltura ha conosciuto una forte espansione soprattutto alla fine degli anni ‘80, contribuendo significativamente all’economia locale. Tuttavia, l’intensa attività di allevamento ha comportato alcune problematiche ambientali, come l’alterazione dei fondali, la riduzione della biodiversità e il rischio di proliferazione di specie invasive. Per questo motivo, la gestione sostenibile della venericoltura è fondamentale per garantire un equilibrio tra produttività economica e tutela ambientale.
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Barena
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Le barene sono formazioni tipiche della laguna di Venezia, si presentano come “isolotti” tavolari costituiti da sedimenti fini limosi che emergono di poche decine di centimetri al di sopra del livello medio del mare e che sono sommerse durante le maree più sostenute. Le barene si sviluppano grazie all’accumulo di sedimenti fini trasportati dalle correnti e sono caratterizzate da piante alofile, ovvero adattate alla salinità, come il limonio, la salicornia e la spartina. La vegetazione delle barene presenta una tipica successione di specie, che variano lungo dislivelli minimi di pochi centimetri, spostandosi dai bordi esterni verso le zone più interne. Uno degli elementi distintivi delle barene è la presenza dei ghebi, piccoli canali naturali che si sviluppano sulle superfici emerse. I ghebi, insieme ai canali più grandi, permettono il drenaggio delle acque e contribuiscono alla circolazione idrica e al trasporto di sedimenti e sostanza organica attraverso barene e paludi. Questi ambienti ospitano una grande varietà di organismi acquatici, tra cui piccoli crostacei, molluschi e avannotti di pesce, che trovano qui protezione per la crescita e la riproduzione.
Connessi ai ghebi si trovano i chiari e le paciare, depressioni naturali all’interno delle barene che trattengono acqua anche durante la bassa marea. I chiari rappresentano importanti zone di alimentazione per gli uccelli acquatici, come aironi e cavalieri d’Italia, che vi trovano piccoli pesci e invertebrati di cui si nutrono. Queste aree svolgono inoltre una funzione di regolazione idrica, trattenendo l’acqua e favorendo la deposizione dei sedimenti, contribuendo così alla stabilità morfologica delle barene.
Le barene sono ambienti fragili e minacciati da diversi fattori, tra cui l’erosione dovuta all’azione delle onde e delle correnti, il traffico navale e l’innalzamento del livello del mare. Per contrastare questi fenomeni, sono stati avviati interventi di ripristino attraverso il ripascimento con sedimenti prelevati dal fondo della laguna, la piantumazione di specie vegetali adatte a consolidare il terreno e attraverso opere di protezione lungo i margini.
Oltre al loro valore ecologico, le barene hanno anche una grande importanza storica e culturale, poiché per secoli hanno fatto parte dell’economia lagunare, venendo sfruttate per la raccolta del sale e come aree di pesca. Oggi, la loro tutela è essenziale per garantire l’equilibrio della Laguna di Venezia, mantenendo la biodiversità e contribuendo alla protezione delle zone più interne dalla forza delle maree.
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Gronda
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La gronda costituisce la zona di transizione tra la laguna e la terraferma, si estende lungo tutto il margine della laguna comprendendo ambienti umidi come paludi, valli da pesca e argini. Quest’area svolge un ruolo chiave nella regolazione degli equilibri idrodinamici, ecologici e paesaggistici dell'intero sistema lagunare ed è caratterizzata da un'interazione continua tra l'acqua dolce proveniente dai fiumi e canali e quella salmastra della laguna. Uno degli ambienti più tipici della gronda è il canneto, che fornisce un habitat per numerose specie di uccelli migratori e stanziali, pesci e invertebrati. L'interazione tra acque dolci e salate determina un ecotono particolarmente ricco di biodiversità, contribuendo alla produttività biologica della laguna.
Questa zona è soggetta a trasformazioni dovute sia a fenomeni naturali che all’intervento umano, come le opere di bonifica e la costruzione di infrastrutture. La sua funzione principale è quella di filtro tra i corsi d’acqua dolce e la laguna, e regola l’apporto di sedimenti e nutrienti.
Tra le aree trasformate dall’uomo nei settori settentrionali e meridionali della Laguna ci sono le valli da pesca. Si tratta di specchi di acqua arginati e sottratti all’escursione mareale che sono stati utilizzati fin da epoca antica per l’allevamento dei pesci. Le valli da pesca sfruttano le migrazioni naturali dei pesci eurialini, come orata, branzino e anguilla, attraverso l’utilizzo di chiaviche a paratoie e canali. Durante la montata, in primavera ed estate, i giovani pesci entrano spontaneamente in laguna, attratti dall’acqua più calda e ricca di cibo, mentre in autunno e inverno gli esemplari ormai cresciuti percorrono il tragitto inverso, diretti verso gli ambienti marini dove avverrà la riproduzione. Questo fenomeno naturale viene imitato da secoli: ancora oggi la principale e più diffusa modalità di vallicoltura prevede che le valli vengano "seminate" con gli avannotti pescati in laguna aperta, che crescono nutrendosi delle risorse naturalmente presenti nelle valli. Durante i mesi freddi, invece, i pesci adulti vengono indirizzati verso il mare grazie a chiaviche che immettono acqua fredda, stimolando l’istinto migratorio. I pesci vengono quindi intercettati e raccolti nei lavorieri dove si selezionano gli esemplari pronti per il mercato e quelli destinati alle peschiere di sverno.
La gronda possiede inoltre un grande valore paesaggistico e culturale, essendo stata abitata fin dal VI millennio a.C. Oggi, la gronda lagunare è oggetto di progetti di recupero e rigenerazione, volti a renderla fruibile ai cittadini e a valorizzare il suo patrimonio naturale e storico. Tra questi, progetti naturalistici promossi dal WWF e da associazioni locali, che mirano a tutelare l'area, migliorandone l'accessibilità e promuovendo la partecipazione della comunità.
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